Insegnare usando il linguaggio dei nativi digitali

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Insegnare usando il linguaggio dei nativi digitali

Category : Gamification

Comunicare con i nativi digitali è un’impresa complessa, noi insegnanti ci rendiamo conto di parlare un linguaggio diverso dai nostri allievi. Non è solo un problema di età anagrafica.

Il linguaggio dei nostri ragazzi è impregnato di realtà che spesso fanno paura agli adulti: videogames, social network, vlog, tecnologie digitali in generale. Come spesso accade la paura deriva dalla mancanza di conoscenza. Purtroppo i mass media non aiutano, anzi alimentano pregiudizi e ignoranza talvolta ad arte. Per esempio: qui.

Questa situazione non rende giustizia alla realtà, il digitale è una opportunità di sviluppo per ogni comunità, offre la possibilità di emanciparsi, di conoscere, di crescere. Saper utilizzare i nuovi media è entrato a far parte dei diritti di cittadinanza fondamentali.

Chiaramente la distanza tra generazioni è esasperata dalla diffusione delle tecnologie moderne. Gli insegnanti sono spiazzati, ancora meno di un tempo, riescono a comunicare con le nuove generazioni.

Se esaminiamo gli strumenti utilizzati dai nostri ragazzi, possiamo individuare una serie di elementi comuni:

  • un flusso continuo di informazioni, strutturate, che non richiede un’attenzione completa ma si accontenta di una “scansione”
  • un riscontro immediato e chiaro, per ogni azione effettuata
  • un ambiente che sottolinea il successo e non punisce l’errore

A titolo di esempio, prendiamo le “notifiche di lettura” di WhatsApp, l’applicazione di messaggistica istantanea più utilizzata dai ragazzi. Questo sistema consente all’utente di tenersi in contatto con gli amici, con un livello di immediatezza e struttura notevole: in uno degli ultimi aggiornamenti attraverso un simbolismo grafico (piccoli segni di spunta), l’applicazione consente di capire se il messaggio è stato ricevuto ma non ancora letto, ricevuto ma non letto oppure ricevuto e letto.

whatsapp-notifiche

Sicuramente vi sarà capitato di sentire uno dei vostri ragazzi commentare sul fatto che il proprio corrispondente ha letto il messaggio, ma non si è degnato di rispondere!

Risulta chiaro da queste considerazioni come il sistema formativo tradizionale, basato sulla lezione frontale, non offra alcun elemento in comune con questo tipo di esperienza. Nemmeno le ultime revisioni della didattica, più orientate all’acquisizione di competenze, o l’utilizzo di strumenti digitali a lezione, riescono ad avvicinarsi alla dinamica di interazione offerta dai media moderni.

Condividiamo le considerazioni di Jane McGonigal raccolte nel suo libro del 2012 “Reality is broken”: per ristabilire la comunicazione è necessario analizzare e conoscere i nuovi media, abbracciarne i metodi ed usarli come un linguaggio comune nei confronti delle nuove generazioni che usano la tecnologia per sfuggire ad una realtà che appare loro “scassata”.

Una via d’uscita che stiamo sperimentando e ci sentiamo di proporre è quella offerta dalla gamificazione. Questa tecnica prevede, come spiegato in modo esteso in altri articoli , l’utilizzo degli strumenti caratteristici del gioco per catturare l’attenzione degli studenti, impegnarli in una esperienza significativa per loro e mantenere viva la motivazione necessaria a perseverare.

Non stiamo parlando di usare i giochi (tradizionali o videogames) nella formazione, una pratica comunque molto utile, ma trasformare la didattica in una esperienza che offra sensazioni simili a quelle vissute nel gioco.

Un paio di esempi che approfondiremo in prossimi articoli. Immaginiamo di avere raccolto i contenuti della nostra lezioni in una pagina web, per renderla giocosa potremmo:

  • ricreare l’esperienza della sorpresina nell’ovetto nascondendo un premio tra i contenuti, in gergo un “easter egg“, e lanciando una caccia al tesoro tra i nostri studenti: i ragazzi percorreranno i contenuti e svolgeranno le attività proposte spinti dalla motivazione di scovare la prossima “sorpresina” prima dei loro amici
  • rendere esplicito il percorso didattico attraverso lo strumento della “progress bar”, un indicatore che offre un riscontro visivo chiaro della “strada” che da percorrere e della meta finale da raggiungere indicando il punto in cui mi trovo ora.

Speriamo di aver stimolato la tua curiosità, se sei un insegnante e ti interessa l’argomento puoi lasciarci la tua mail per ricevere la nostra newsletter.



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